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TSARSKAYA, L’OSTRICA DEGLI ZAR

Le Ostriche Tsarskaya  erano le predilette dagli Zar di Russia che le importavano direttamente dalla Francia a San Pietroburgo per degustarle con caviale e vodka.

Questi prodotti d’eccezione hanno sempre avuto un’accoglienza privilegiata sulle tavole reali, da Enrico IV a Luigi XIII, Maria Antonietta, Robespierre e Danton.

Queste ostriche sono allevate nella Regione della Bretagna, più nello specifico a  Cancale, piccolo paesino nella famosa baia di Mont Saint Michel. Il legame tra gli Zar di Russia e Cancale era talmente stretto che sullo stemma araldico della città compare l’Aquila Imperiale russa.

Le Tsarskaya continuano ad essere coltivate ed affinate nel corso della storia dagli stessi produttori che, tramandando il saper fare di generazione in generazione, hanno portato fino ai giorni nostri questo prodotto unico dal gusto irripetibile.
L’area d’allevamento è molto vasta, qui si verifica un fenomeno unico al mondo: la marea si alza e si abbassa di quattordici metri, influenzando così il sapore delle ostriche.

Nel settembre 2015 presso la sala dell’ Hotel Bristol 112 a Parigi, Elisabeth de Meurville, che da 22 anni redige la guida gastronomica francese “Guide des Gourmands”, ha assegnato a “Les Parcs Saint Kerber” il premio “Coq d’Or” per la qualità delle ostriche Tsarskaya.

Inoltre sono state premiate con la Medaglia d’oro per 4 anni consecutivi al Concours Général Agricole Paris.

Le abbiamo scelte tre anni fa, e le proponiamo con costanza, poichè riteniamo che siano il top di gamma riservato agli intenditori; hanno un gusto pieno e generoso ma sempre equilibrato, si caratterizzano per il frutto carnoso dall’aspetto chiaro e setoso, dolce e croccante, per il profumo di iodio e un non so che di mandorle dolci che gli conferiscono un’impronta molto speciale. Hanno bisogno di tempo per sprigionare tutto il loro gusto, prima di raggiungere, sul finale, una leggera nota di acidità simile al tocco di tannino in un vino “Grand Cru”.

 

 

MOJITO … STORIA DI UN AMORE INFINITO!

Rinfrescante, il Mojito deve avere un buon equilibrio tra dolcezza, alcol e suggestioni mentolate.
Quasi finito nel dimenticatoio negli anni Sessanta, è tornato di moda negli anni Ottanta e da allora è sempre stato in auge, perché se fatto bene, piace a tutti. Le regole da tenere presente? “Lo zucchero deve esseere bianco, il lime e la menta non si pestano”. Come ogni cocktail, anche questo ha mille storie da raccontare, le sue origini non sono del tutto chiare perché storia e miti si confondono, ma è anche questo a renderlo ancora più affascinante. La versione più gettonata riguardo le sue origini ha come protagonista un pirata della flotta di Francis Drake , correva l’anno 1536 e i corsari arrivavano a Cuba nel tentativo di saccheggiare L’Avana. La versione del mojito di allora (chiamato El Draque) era a base di aguardiente (letteralmente “acqua ardente“), precursore del rum che conosciamo oggi, ricavato dal distillato del succo della canna da zucchero veniva bevuto volentieri dagli uomini in mare (all’occorrenza faceva anche da disinfettante), mescolato con lime (che grazie alle sue vitamine era un ottimo rimedio contro lo scorbuto, il male che affliggeva i naviganti), zucchero di canna e menta (precisamente la yerba buena, che cresceva solamente sull’isola caraibica ed era facilmente reperibile). Yerba buena, inoltre, era un antinfiammatorio naturale, aiutava nella digestione oltre a conferire un po’ di profumo aromatico alle stive maleodoranti delle navi . Un’altra versione della storia di questo cocktail è legata agli schiavi dei Caraibi e collocata sul finire del Settecento, quando la canna da zucchero veniva fatta fermentare per realizzare una sorta di nettare e poi mescolata con l’aguardiente. Il risultato era il mojo (nota come salsa di succo di limone e aglio usata in cucina per marinare), che però non veniva degustato come bevanda di piacere, i curanderos – guaritori – lo usavano nei loro rituali come medicinale per la cura di tutti i mali. L’ingrediente alla base di un buon mojito rimane il rum, realizzato già nell’antichità e perfezionato dalle prime colonie statunitensi; le sue vere origini vengono attribuite all’isola di Barbados ma allora la bevanda richiedeva ancora qualche perfezionamento. Tuttavia il rum fa pensare prima di ogni cosa ai pirati: appare anche ne “L’isola del tesoro” di Robert Louis Stevenson, mentre la Marina Reale Britannica ne garantiva una razione giornaliera ai suoi uomini. In ogni caso, il rapporto mojito-mare rimane molto stretto. Chi l’avrebbe mai detto che in un fresco bicchiere di mojito sorseggiato in spiaggia o al lago ci fossero così tante storie? Il Mojito come lo conosciamo noi oggi risalirebbe invece alla seconda metà dell’Ottocento. La sua nascita è legata alla storia di Facundo Bacardi Massò che, con l’aiuto del franco-cubano José Leòn Boutellier, nel 1855 introdusse un nuovo sistema per produrre rum dal succo di canna da zucchero. Molto più raffinato, morbido e aromatico dell’aguardiente, questo primo rum bianco venne chiamato Bacardi in omaggio al suo inventore. Quando iniziò a essere usato per preparare El Draque, prese il nome di Mojito. A Cuba il mojito è una vera e propria istituzione, viene sempre associato a Ernest Hemingway, “Ora non è il momento di pensare a quello che non hai. Pensa a quello che puoi fare con quello che hai“. Ernest Hemingway si trovava a Cuba per scrivere “Il vecchio e il mare” e questa citazione si adatta perfettamente alla filosofia che ha portato alla nascita del mojito. Fare di necessità virtù: il cocktail è stato creato con ingredienti allora facilmente reperibili e lo scrittore, noto estimatore di alcolici, amava gustare il cocktail alla Bodeguita del Medio (e il daiquiri al Floridita) il locale aperto nel 1942 da Angel Martìnez nel cuore dell’Avana vecchia. La Bodeguita era un locale molto amato da personaggi dei tempi e oggi assediato da turisti provenienti da tutto il mondo che vogliono bere il mojito preparato proprio lì, nel locale divenuto ormai leggendario.

LA RICETTA DEL MOJITO alla CALETTA (nel rispetto della tradizione)
Categoria: Long Drink
Tecnica: Build
Gradazione: 12-15 gradi
Ingredienti:
6 cl Rum Bianco Cubano (Bacardi)
3 cl Succo di Lime fresco
6 Foglie di Menta
2 cucchiaini di Zucchero Bianco
Soda
Preparazione: Dopo aver versato il succo di lime fresco nel bicchiere aggiungiamo due barspoon di zucchero
bianco, quindi schiaffeggiamo le foglie di menta per risvegliarne i profumi prima di depositarle nel bicchiere.
Aggiiungiamo il rum bianco Bacardi, diamo una mescolata, senza pestare, e aggiungiamo il ghiaccio a cubi nel bicchiere. Mescoliamo ancora, completiamo con un top di soda.

Variante che potete degustare alla CALETTA è il NO PANIC creato dal nostro Barman, che propone come distillato un Rum Bacardi, da noi impreziosito con Zenzero e Vaniglia messi in infusione naturale, aggiunge la dolcezza del Saint Germain come liquore al Sambuco, il lime, lo zucchero bianco, la menta e un top di Ginger Ale.
BUON RELAX ALLA CALETTA!

CENA ROMANTICA IN PASSERELLA

Presto alla Caletta del Canavese

 

Finalmente potrete prenotare le vostre cene romantiche sulla nostra passerella direttamente dal nostro sito internet.

  Il modo migliore per festeggiare i vostri anniversari o immortalare i vostri attimi felici. 

Una vetrina sul lago da sogno e un atmosfera rilassante e romantica, faranno da cornice ad una serata arricchita da alcune proposte della nostra cucina e dai menù disegnati appositamente per l’occasione.

Cooming soon….

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